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Antonio

LA TRADIZIONE ROCCANA

L'elezione di Sant'Antonio di Padova a Patrono di Roccamonfina rientra sicuramente in quel forte sentimento popolare di protezione trascendente e preventiva che porta, tra la fine del secolo XVI e l'inizio del secolo XVII, molte regioni meridionali all'elezione di Santi tutelari di città e paesi.La proposta di eleggere come patrono del paese “il glorioso Santo Antonio de Padua”, la cui pregevole statua era custodita nel Santuario dei Lattani, fu effettuata il 27 ottobre 1631 da tutti i Sindaci, riuniti in Consiglio Plenario.Il 18 dicembre 1632 l'Università di Roccamonfina, con strumento pubblico, ottenne il definitivo privilegio dell'autorità ecclesiastica di poter festeggiare il santo Patrono “nel giorno della sua festività che si celebra il 13 giugno”, portando processionalmente la statua solo nei dintorni del Santuario.Fu nel 1636 che papa Innocenzo XI, su richiesta dei cittadini, concesse al Comune la facoltà di portare (il sabato precedente l'ultima domenica di agosto) la sacra immagine dal Santuario dei Lattani alla Collegiata S. Maria Maggiore, la cosiddetta “calata”.La domenica mattina, dopo il giro professionale per la piazza del paese, la statua ritornava al Santuario.Da una delibera del 28 aprile 1860 del Decurionato del Comune di Roccamonfina, riguardante gli “accomodi da farsi nel villaggio Gallo alla pubblica strada denominata Corte dei Morti”, si può rilevare che la statua del Santo era portata nella Collegiata la prima domenica di maggio, per risalire al Santuario l'ultima domenica di agosto, la cosiddetta “salita”.“… al che incaricato il Mastrofabbro e Scalpellino Angelo Albanese di questo Comune con i deputati delle opere pubbliche comunali, a recarsi sopralluogo ad elevare urgente verbale di perizia di quanto è a lla bisogna, a rimettersi nel primitivo stato la strada in discorso, onde renderla capace di comodo passaggio anche alla processione che è solito batterla nella prima domenica del mese di maggio ed ultima di agosto, con calca di elevata popolazione, trasportando la statua di Sant'Antonio di Padova, protettore di questo Comune rilevabile in detto Santuario per essere adorato in questa Collegiata Madre e poscia restituita nella propria nicchia del monastero, riportata intersecando per antica consuetudine il Villaggio Gallo e la strada in questione…”.Mancano documenti storici che attestino invece il motivo che ha determinato il trasporto del Santo l'ultimo martedì di maggio. Si può presumere che questa prassi sia stata introdotta per solennizzare ed onorare la secolare tradizione dei “tredici martedì di S. Antonio”, praticata dal popolo cristiano in tutto il mondo. Infatti, dall'ultimo martedì di maggio all'ultima domenica di agosto, intercorrono precisamente tredici martedì.Anticamente l'Università doveva provvedere alla Cappella ed alla nicchia del Santo, fornendo al Santuario gli oli e i ceri necessari, mentre le spese per la festa erano a carico dei fedeli.Nel 1728 il Comune di Roccamonfina completò a sue spese il ricco altare di pregiatissimo marmo che fu rimosso in seguito ai radicali lavori di restauro del Santuario, eseguiti tra il 1962 el il 1966.In occasione della “Calata del Santo”, nello spazio antistante il Convento, si svolgeva un mercato o fiera con la vendita di generi di prima necessità.Già nel Medioevo le fiere o i mercati erano spesso abbinati ai pellegrinaggi ed alle feste patronali, per cui, l'economia roccana, a sistema chiuso e conduzione anche familiare, esigeva che la Festa religiosa potesse costituire un'occasione di commercio.La “Calata del Santo” è stata sempre accompagnata da un considerevole numero di Confraternite; anticamente erano presenti non solo le sei del Comune di Roccamonfina, ma anche quelle provenienti da comuni e frazioni limitrofe: Conca della Campania, Marzano Appio, Campagnola, Tuorofunaro, Tuorocasale ecc.. Dopo un lungo periodo di declino, nei tempi recenti si sta registrando un nuovo rifiorire delle Congreghe che partecipano numerose alla processione. Nella “Calata” del maggio 1999, erano presenti le Confraternite di S. Maria delle Grazie (Lauro di Sessa Aurunca), di S. Rocco e Madonna delle Grazie (Falciano del Massico), di S. Elena (Tuorocasale) e del SS. Sacramento (Garofali di Roccamonfina).Nella “Calata” la processione del Santo fa una sosta nella frazione Gallo e davanti alla Chiesa Parrocchiale ha luogo, secondo la secolare tradizione roccana, l'annuale “mméssa”, ossia l'asta per attribuirsi l'onore di portare a spalla la Statua fino alla Collegiata del paese. Il ricavato, integrato da una questua in denaro o in natura, serve a pagare la “ricorrenza patronale”. Le offerte in natura fino a qualche anno fa, erano messe all'asta (a riffa), da uno o più “masti re festa” nell'ampia piazza del paese, con un folcloristico interessamento popolare. 

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